Giubileo delle corali
a cura di paolo (0 commenti)
Ascende il Signore tra canti di gioia
Il coro è emblema della chiesa festante: tante membra di un unico corpo, ogni membro coopera al bene di tutti e al suo fine ultimo, che è la lode a Dio.
Ogni volta che il nostro coro si riunisce accade una meraviglia misteriosa ma semplice allo stesso tempo: tante voci diverse, con timbri e storie personali differenti, si intrecciano in un’unica armonia, tanto da formare un unico canto.
È il segno concreto che lo Spirito Santo continua a operare nella Chiesa, trasformando la diversità in comunione.
“Ascende il Signore tra canti di gioia”, l’ascensione del Signore non è una lontananza, ma un innalzamento che trascina con sé l’umanità intera. È la festa di una Presenza che non ci abbandona, ma ci apre il cielo e ci chiama a guardare più in alto, a vivere la nostra fede in tono di lode. Il canto sale al cielo come preghiera che eleva a Dio la mente e il cuore.
Da anni, con il Coro “Madonna della Libera” di Melizzano (BN), sperimento come il canto liturgico non sia un semplice "abbellimento" della Messa, ma una via privilegiata per incontrare Dio.
Ogni volta che cantiamo, sento che il Signore si serve delle nostre voci per parlare al cuore delle persone. Anche quando le prove sono stanche, anche quando mancano le forze o l’intonazione non è perfetta, qualcosa accade: la comunità prega con noi.
San Vincenzo Pallotti scriveva:
“Tutto ciò che è buono, santo e bello deve essere orientato a far conoscere e amare Dio.”
Ecco, nel canto liturgico viviamo proprio questo: l’arte al servizio della fede, la bellezza che diventa strumento di evangelizzazione. Il coro non canta per sé stesso, ma per condurre tutti all’incontro con Cristo Risorto, che ascende e ci porta con sé nella gioia del Padre.
Il canto si muove verso l'alto e verso l'altro, come lode a Dio e come strumento di comunione. Cantare insieme rafforza sentimenti di coesione e di unione. Nessuna voce prevale, nessuna è superflua.
Anche la più timida ha il suo posto nel disegno sonoro di Dio.
Nelle prove, tra un sorriso e un accordo da rivedere, si costruisce qualcosa di prezioso: la fraternità. È un piccolo laboratorio di Chiesa sinodale, dove si impara ad ascoltare, ad accordarsi, a fare spazio all’altro.
Mi capita spesso di pensare che il coro sia un’immagine viva della comunità cristiana: se ognuno canta per conto proprio, il risultato è confusione; ma quando ci si ascolta e si accorda il cuore oltre che la voce, allora nasce l’armonia.
E quell’armonia diventa annuncio: il Signore ascende tra canti di gioia non perché tutto va bene, ma perché anche nel limite e nella fatica sappiamo offrire un canto di fede ed è in quella fede che Dio si fa presenza.
San Vincenzo Pallotti invitava a non spegnere mai la speranza, scrivendo:
“La carità di Cristo ci spinge a portare ovunque la luce del Vangelo, perché nessuno resti senza speranza.”
Nel Giubileo delle Corali, questo invito risuona con forza: ogni voce, ogni nota, ogni gesto d’amore vissuto nel servizio liturgico è una piccola luce accesa nel buio del mondo.
Apprezzare il canto però, come qualsiasi equilibrio perfetto, deve farci apprezzare anche il silenzio, perché è dove tutto tace che permettiamo a Dio di parlare.
C’è un momento, alla fine di ogni esecuzione, in cui tutto tace. È un silenzio pieno, quasi sacro. In quel respiro condiviso si avverte la presenza del Signore che “ascende” — non verso il cielo lontano, ma nel cuore di ciascuno.
Quel silenzio ci insegna che anche la preghiera più bella nasce dal silenzio e vi ritorna, come un’eco che continua dentro.
Come direttore di coro, sento che il mio compito non è solo far cantare bene, ma aiutare ciascuno a scoprire la propria voce spirituale. Ogni prova è anche un piccolo esercizio di fede: impariamo a fidarci, ad attendere, a lasciarci guidare dallo Spirito Santo.
Per questo il Giubileo delle Corali è un’occasione per rinnovare la nostra missione: cantare per evangelizzare, per sostenere la liturgia, per trasmettere la gioia della fede.
E ogni volta che il Signore ascende tra i nostri canti, la Chiesa tutta si eleva con Lui.
“Ascende il Signore tra canti di gioia” non è solo un titolo, ma un cammino, un monito.
È l’esperienza di ogni coro che, nonostante le difficoltà, continua a cantare perché sa che ogni nota, se offerta con amore, raggiunge il cuore di Dio.
Che la Regina degli Apostoli e San Vincenzo Pallotti ci aiutino a far risuonare nella Chiesa e nel mondo il canto della speranza.
Per la riflessione personale e comunitaria
1. Come vivo il mio servizio nel coro: come un impegno tecnico o come una forma di preghiera e missione?
2. In che modo il canto aiuta la mia comunità a fare esperienza della gioia del Risorto?
3. Quali “note stonate” (fatiche, tensioni, incomprensioni) posso trasformare in occasione di comunione e crescita?
4. Come posso aiutare altri a scoprire la bellezza del canto come strumento di fede?
Marco Rosiello
Direttore del Coro “Madonna della Libera” di Melizzano (BN)





