Pallotti e i Peccatori

Omelia per il triduo di Pallotti – 21 gennaio 2016

Cari fratelli e sorelle in Cristo,

Il brano evangelico di oggi sul figlio prodigo ci invita a focalizzare la nostra attenzione sul logo dell'Anno Santo della Misericordia, nel quale è raffigurato un padre premuroso e amorevole che porta sulle spalle il figlio totalmente distrutto ed esausto! In esso possiamo scorgere la dinamica della parabola del figliol prodigo: il tenero amore del padre e l'impotenza totale del figlio. L'infinito amore, la misericordia di Dio e la vulnerabilità del peccatore sono splendidamente rappresentati in questa immagine.

L'enciclica Dives in Misericordia di san Giovanni Paolo II dice che, nella parabola del figlio prodigo, l'essenza della misericordia divina, si rivela. In realtà la misericordia di Dio è inaccessibile all'uomo, perché trascende il suo pensiero. Ma Cristo "rende presente il Padre come amore e misericordia" di tale verità fa la sostanza della sua missione come Messia. Pertanto “egli stesso la incarna e la personifica. Egli stesso, è, in un certo senso, la misericordia” (L,2). Con il suo insegnamento poi e con la sua vita condotta esclusivamente al servizio dei poveri, dei deboli, degli indifesi, dei ciechi, dei lebbrosi degli zoppi, di coloro che sono privi della libertà di quanti soffrono a causa dell'ingiustizia sociale, la misericordia di Dio “si semplifica e insieme si approfondisce” (IV, 5).

Nella sua essenza la misericordia divina esprime il legame ontologico e quindi di amore che unisce il Creatore alla creatura, il Padre al figlio. E perciò costituisce il fondamento della redenzione di Dio nei confronti dell'uomo e della conversione dell'uomo nei confronti di Dio. Per questo la parabola del figliol prodigo racconta, oltre la fiduciosa attesa del padre e la gioia nel rivedere il figlio, anche il tormento interiore che egli deve superare prima di decidersi a tornare alla casa paterna.

Il tema per la nostra riflessione di oggi è “Pallotti e i peccatori”. L'approccio di Pallotti nei confronti dei peccatori era molto simile a quella di Gesù. Non ha mai condannato il peccatore ma ha odiato il peccato in tutte le sue forme. Egli era inorridito dal pensiero della dannazione eterna di anche una sola anima e, quindi, ha lavorato senza sosta per la loro redenzione eterna. Era compassionevole, ma allo stesso tempo, non scendeva a compromessi quando si trattava di richiamare i peccatori alla conversione. Tale passione per le anime lo fece trascorrere interminabili ore in confessionale e a passeggiare per le strade di Roma alla ricerca di peccatori incalliti e implacabili per invitarli al perdono e alla riconciliazione. Tali peccatori includevano anche i prigionieri, i militari e i criminali.

Ancora più commovente è la percezione che Pallotti aveva di sé in quanto peccatore. Questa riflessione può diventare spiritualmente più feconda per noi oggi. Egli stesso si considerava, come tutti sappiamo, il nulla e il peccato, infatti, il peggior peccatore del mondo.

Al Pallotti il peccato appare la più nera ingratitudine e il rifiuto dell’amore di Dio. Egli si sente profondamente partecipe del peccato del mondo. In lui troviamo non solo l’odio dichiarato verso il peccato (Ad destruendum peccatum), ma anche l’infliggersi umiliazioni perché si considera «nulla e peccato» (nihil et peccatum).

La consapevolezza del Pallotti di essere un peccatore potrebbe anche apparire esagerata, irrazionale e psicologicamente falsa. È possibile che egli avesse un’immagine di se stesso così bassa o che soffrisse di qualche senso di colpa o di scrupoli nevrotici? La verità è che trovarsi di fronte all’Onnipotente, al Dio infinitamente Perfetto e pieno di Amore, come i profeti Isaia e Geremia, è una cosa talmente grande che il Pallotti non può nascondere le sue imperfezioni e la sua nullità. Valuta la sua incapacità ad amare Dio, come invece avrebbe voluto e dovuto, il più nero dei peccati. «[...] sono disperato non so amarVi quanto debbo. Non può vivere Gesù mio, chi non ama».

È interessante notare che anche San Paolo si definisce in questi termini quando dice: “Cristo Gesù è venuto nel mondo per salvare i peccatori - dei quali io sono il peggiore. Ma proprio per questo mi fu mostrata misericordia in modo che in me, il peggiore dei peccatori, Cristo Gesù potrebbe mostrare la sua immensa pazienza, come esempio per coloro che avrebbero creduto in lui e ricevere la vita eterna” (1 Tim 1, 15-16).

I santi erano profondamente consapevoli della loro peccaminosità e imperfezione perché hanno avuto un assaggio della perfezione eterna di Dio. I profeti Isaia e Geremia, di fronte a alla santità di Dio, hanno gridato la loro indegnità. Il nostro senso del peccato è proporzionale al nostro senso di Dio! Infatti, la negazione del peccato da parte di molte persone nel mondo di oggi dimostra solo che le manca anche il senso di Dio.

Che cosa costituisce l'essenza del peccato? Secondo la parabola del figliol prodigo significa il rifiuto di una relazione d'amore, il tradimento della fiducia di un padre amorevole. Questa è l'esperienza più dolorosa del peccatore. È stato il ricordo di un tale amore che ha fatto prima pentire il figlio prodigo e poi decidere di tornare dal padre. Quindi quello che ci conduce a un vero pentimento e alla conversione è l'esperienza dell’infinito amore di Dio e della sua misericordia, non la paura di infrangere le leggi o i comandamenti.

Un altro aspetto del peccato è la tendenza della persona umana a negare la sua condizione di creatura e di voler diventare Dio stesso, come con il peccato originale. Questa è un'illusione che può creare un senso di immortalità e che conduce al culto di sé. Si tratta del peccato di superbia e di arroganza umana, così diffuso nel mondo secolarizzato, di una negazione consapevole del Creatore, che porta alla creazione di altri idoli dell'immortalità! Un agnostico, dopo l'attacco terroristico a Parigi, in risposta a qualcuno che ha promesso preghiere per le vittime, ha detto: “Non abbiamo bisogno di preghiere!” Questa è pura follia che porta un uomo fragile a sfidare Dio Onnipotente.

Senza addentrarci ulteriormente in una riflessione astratta sul concetto di peccato, chiediamoci: come possiamo seguire l'esempio e lo spirito del nostro Santo Fondatore nel nostro atteggiamento verso il peccato e i peccatori?

Prima di tutto, San Vincenzo era una persona totalmente centrata su Dio, che respirava Dio solo. Ha insistito affinché l'unica legge della sua piccola comunità consistesse nella vita del nostro Signore Gesù Cristo. Non ha creato nessun idolo nella sua vita - né il potere, né il denaro, né l'intelligenza, né il corpo, né qualsiasi altra cosa. Chiediamoci se nella nostra vita o nelle nostre opere apostoliche abbiamo creato idoli di immortalità. Se me lo consentite, posso dire che a volte corriamo il rischio di non confidare abbastanza nella provvidenza divina. La fiducia nella provvidenza divina è una misura della nostra vera fede in Dio. Quando ci liberiamo dalle nostre sicurezze umane e dagli idoli, diventiamo molto più ricchi di Dio.

In secondo luogo, il nucleo centrale del nostro carisma è la comunione, che ha il suo fondamento ultimo nella vita stessa della Santissima Trinità. Quando Dio è veramente presente in noi, è presente lo spirito di carità, ci sarà una comunione fraterna genuina. Lo spirito di comunione e la collaborazione che dovrebbero esistere tra tutti i membri della famiglia Pallottina sarà possibile solo quando siamo guidati dallo Spirito di Dio, per l'amore di Cristo. In assenza di questo, ci si può aspettare lotte per il potere, gelosie, competizione e disunione. L'intera Unione dell'Apostolato Cattolico deve essere considerata come un itinerario spirituale di vita cristiana nello spirito di San Vincenzo, piuttosto che un progetto apostolico guidato da umane pianificazioni. Lo spirito di Pallotti ci permette di considerare noi stessi come piccoli e peccatori, piuttosto che grandi e privilegiati. Un tale spirito di umiltà e di “piccolezza” aiuterà a far morire il nostro ego, a perdonare, a riconciliarsi e a dialogare. Come dice Gesù ai figli di Zebedeo nel Vangelo, coloro che si siederanno alla sua destra e alla sua sinistra nel suo Regno saranno quelli disposti a fare la volontà del Padre. Ogni tanto ci sono tracce di disunione e di conflitti anche nell'Unione che derivano dalla mancanza di una formazione profonda al discepolato cristiano nello spirito del Vangelo. Cerchiamo di riconoscere prima di tutto che ciascuno di noi è un peccatore e che ha bisogno di conversione del cuore.

Un terzo peccato che dobbiamo affrontare come comunità è quello che Papa Francesco chiama la “globalizzazione dell’indifferenza”. Questo è stato forse il peccato del secondo figlio nella parabola del figliol prodigo. È più un peccato di omissione piuttosto che un fare qualcosa di nocivo per gli altri in modo diretto. Nel 2010, l’organismo internazionale “Charity Oxfam” ha calcolato che il mondo era diventato talmente poco equo che le 388 persone più ricche possedevano tanto quanto il 50% della popolazione più povera del pianeta. Nel 2015, secondo le ultime ricerche della Oxfam pubblicate lunedì scorso, 62 individui hanno ora la ricchezza equivalente al 50% della popolazione più povera del mondo che equivale a 3,6 miliardi di persone.

Come tutti sappiamo, le guerre e le violenze che stiamo vivendo sono correlate con l'idolo del denaro che porta alla lotta per il potere. Mentre in una parte del mondo ci si lamenta perché non tutti i componenti familiare hanno una macchina, in altre parti del mondo ci si confronta con la dura realtà di non avere un po'di cibo una volta al giorno. Quando in alcune parti del mondo, giustamente, si è molto attenti alla cura e alla protezione dell’infanzia, in altre parti ci ritroviamo con milioni di bambini affamati e indifesi che muoiono di fame per le strade e abusati in ogni modo possibile. Gesù non fa alcuna distinzione tra ricchi e poveri, perché in ultima analisi, tutti gli esseri umani sono poveri. Uno può dire di essere veramente ricco, di vivere nel primo mondo solo quando sceglie i veri valori umani e cristiani. La buona notizia di Gesù è la vita, è una forza liberatrice in tutte le culture e le civiltà.

Come membri della famiglia Pallottina, ricordiamoci che siamo chiamati ad essere apostoli e missionari del Vangelo. Non possiamo rimanere come un gruppo auto-referenziale, servendo solo i nostri interessi. Abbiamo bisogno di andare alle periferie dell'esistenza umana come fece Pallotti, molto prima che Papa Francesco ce lo abbia ricordato. Un gruppo auto-referenziale e concentrato su se stesso alla fine morirà. Ma se ci doniamo generosamente a Dio e al suo popolo, vivremo. Non dando quello di cui non abbiamo bisogno, ma dando fino a quando fa male come la povera vedova del Vangelo. La non realizzazione di questo mandato missionario che abbiamo ricevuto dal Signore e confermato dal nostro Fondatore, può condurci a una forte mancanza nel nostro modo di essere figli e figlie di Pallotti.

Durante la visita alle nostre comunità in Congo, a Kishero, nella diocesi di Goma, ho incontrato una suora congolese che sta curando circa 90 bambini orfani di guerra. In precedenza apparteneva ad un ordine carmelitano e ha anche studiato a Roma. Ma vedendo la situazione del suo popolo, ha lasciato la congregazione in modo legale e ha fondato questa casa per i bambini bisognosi. Lei dipende completamente dalla provvidenza divina, ed è aiutata anche dai soldati dell’ONU provenienti da diversi paesi per mantenere la pace in Congo. È stata davvero un'esperienza commovente vedere tutti questi bambini belli e poveri sotto la cura di una donna fragile. Mi ha detto che i bambini non avevano mangiato un uovo o un po' di carne per mesi. Ho cominciato a chiedermi se potevamo fare qualcosa per aiutarla. Finalmente ho deciso di chiedere all'Unione in Australia se potevano dare una mano. Dopo due settimane ho ricevuto il messaggio che erano disposti a farlo. Ogni membro contribuirà con 5 o 10 dollari al mese, ma sarà un aiuto enorme per questi bambini.

Quello che mi preme dire è che come membri delle Comunità di fondazione e anche come Unione, abbiamo bisogno di tradurre la carità in azione. La misericordia divina è la carità in azione. Se i nostri pii desideri non vengono tradotti in concreti atti di misericordia spirituali e corporali, condividendo i doni ricevuti da Dio con le persone più bisognose, non possiamo dire di essere veri discepoli di Gesù. Per tutti noi, c'è solo un modo per vivere la vita cristiana: il modo di Gesù. Non c'è un modo di perfezione diverso dalla via del mistero pasquale anche per i membri dell'Unione. Il nostro patrimonio Pallottino dell'Unione dell'Apostolato Cattolico è stato il frutto di un cammino spirituale e mistico di un grande santo, Vincenzo Pallotti. L'auto-svuotamento che porta alla centralità di Cristo è stata la dinamica spirituale che gli permetteva di dire finalmente: “Signore distruggere la mia vita e la vostra vita sia la mia vita”. Ravvivare la fede e riaccendere la carità è prima di tutto un invito alla conversione personale. Sono veramente convinto che sia fondamentale per ogni pallottino e pallottina conoscere e sperimentare profondamente il patrimonio spirituale che S. Vincenzo ci ha lasciato. Questa è la condizione necessaria affinché tutte le cose che facciamo siano realizzate con passione. Più siamo evangelizzati, più si diventa efficaci evangelizzatori. Come dice San Paolo nella prima lettura di oggi, “La grazia del nostro Signore fu riversato su di me abbondantemente, insieme con la fede e l'amore che sono in Cristo Gesù” (1 Tim 1, 14).

Ringrazio ciascuno di voi per la vostra presenza orante in questi giorni del triduo in onore di San Vincenzo. Ringrazio tutte le suore Pallottine per l’animazione liturgica di questa celebrazione. Abbiamo un grande santo, mistico e apostolo. La nostra più grande sfida è fare di Gesù la sola regola della nostra vita e del nostro apostolato, come Pallotti voleva. Questo è il tema della nostra prossima Assemblea Generale ed è al contempo una sfida per ogni Pallottino che non che si conclude nel periodo di un’Assemblea Generale. Lo sforzo che ci viene richiesto continuamente è di essere più fondati su Cristo, seguendo Gesù l'Apostolo del Padre. Ma, ricordiamo, il punto di partenza è la nostra consapevolezza e il nostro desiderio di conversione, derivanti dalla confessione di essere “nulla e peccato”, davanti a Dio “tutto perfetto”. Questo è anche il punto di partenza per vivere l'Anno Santo della Misericordia. Amen.

D. Jacob Nampudakam SAC